
La professoressa Pellegrini ricorda di essere stata una delle pochissime persone in Lombardia abbonate ai Siciliani di Pippo Fava, sentendosi pure "rimproverare" dalla gente del sud (con frasi del tipo: «Cosa vuoi saperne tu della mafia?», come se fosse davvero solo "cosa nostra"). In questo master metterà competenze, passione e si farà anche carico di qualche spesa. L'importante è che il corso parta. Sperando che qualcuno in Sicilia capisca il messaggio.
Ecco l'intervista che ho fatto alla professoressa Pellegrini, pubblicata oggi sul Corriere di Bologna.
Sarà intitolato a Pio La Torre, il parlamentare comunista siciliano che propose la legge per la confisca dei beni dei mafiosi e fu assassinato nell’82 a Palermo, e partirà a fine ottobre [in realtà novembre, ndr] il master dell’università di Bologna in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie”, alla facoltà di Giurisprudenza. L’ok definitivo è arrivato due giorni fa dal senato accademico dell’Alma Mater e presto dovrebbe aprirsi il bando per le iscrizioni. Il corso, uno dei primi nel suo genere in Italia, sarà coordinato da Stefania Pellegrini, docente di Sociologia del diritto.
Da cosa nasce l’idea di un master sulla mafia? E perché proprio a Bologna?
«Alla base c’è l’esperienza del corso universitario “Mafie e antimafia”, nel quale cerchiamo di dare agli studenti strumenti per conoscere questi fenomeni. Al nord c’è ancora un po’ di ingenuità, ci vuole maggiore consapevolezza. Bologna ha una grande sensibilità antimafia e l’ha dimostrata anche l’Ateneo, a partire dall’accordo di collaborazione e cooperazione con Libera. Io ci metto la passione e mi faccio carico del corso, pagando i relatori con i miei fondi di ricerca».
Qual è l’obiettivo principale del corso?
«L’estate scorsa il procuratore di Messina Guido Lo Forte mi ha detto: “Lei dovrebbe occuparsi della formazione sulla gestione dei beni confiscati”. Ecco, noi vorremmo offrire un alto livello di professionalizzazione in un campo in cui ancora mancano competenze specifiche, a volte anche nei tribunali».
Quanti sono i beni confiscati a Bologna e in Emilia-Romagna?
«In regione sono un centinaio, circa 40 nel territorio bolognese. Solo in città sono 13 le aziende confiscate e otto gli immobili. Il caso più significativo è quello di Villa Celestina, acquisita dallo Stato nel 2008 ma per il cui restauro ci vorrebbero 3 milioni di euro che il Comune non ha».
Chi potrebbero essere i futuri studenti del master La Torre?
«È aperto ad amministratori locali, professionisti e neolaureati. Di sicuro lo faranno un paio di miei laureandi. E il sindaco Virginio Merola ha già detto che manderà dei funzionari del comune. Il master dura un anno e costa 3.500 euro. Essendo di primo livello, è sufficiente avere una laurea triennale. Il numero massimo di partecipanti è 40, il minimo 10».
In realtà in Italia ci sono già master di questo tipo. Quali sono le differenze con quello bolognese?
«Ce ne sono due al sud. All’università Suor Orsola Benincasa di Napoli è indirizzato a laureati, ma non è tecnico. Quello di Benevento invece quest’anno non parte. Noi vogliamo andare oltre il piano simbolico e rendere di nuovo produttivi i beni confiscati, con stage in cooperative ed enti locali. Verranno a far lezione il procuratore di Bologna Roberto Alfonso, esperti della Guardia di finanza, avvocati e commercialisti. E abbiamo il sostegno di Nando dalla Chiesa, Nicola Gratteri, Pier Luigi Vigna, oltre ovviamente a Libera».
Pio La Torre è uno dei «padri» della legge sulla confisca (la 646/1982). La scelta di intitolargli il master non è casuale.
«È un atto dovuto ma anche un’esigenza di memoria storica. Tutti i miei studenti sanno chi sono Falcone e Borsellino, quasi nessuno conosce La Torre. Dopo un percorso lungo e faticoso, il master inizierà a 30 anni dalla sua morte. Questo sì che è un caso, ma mi piace pensare che sia un segnale».
Brava Stefania,oltre al master su come utilizzare in modo ottimale i beni confiscati alle mafie,se ancora non esiste,bisognerebbe calendarizzare un master su come utilizzare in tempi idonei le risorse che l'Europa ci mette a disposizione (FSE-FESR).
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